{"id":187,"date":"2019-01-02T19:06:32","date_gmt":"2019-01-02T18:06:32","guid":{"rendered":"https:\/\/pensierirotondi.com\/0virgola6\/?p=187"},"modified":"2019-01-28T10:52:02","modified_gmt":"2019-01-28T09:52:02","slug":"incipit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pensierirotondi.com\/0virgola6\/incipit\/","title":{"rendered":"Incipit"},"content":{"rendered":"<h3>GIOVED\u00cc 6 DICEMBRE 2018<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-21\" src=\"https:\/\/pensierirotondi.com\/0virgola6\/wp-content\/uploads\/sites\/5\/2019\/01\/cover_more-margin_reduced.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"1536\" srcset=\"https:\/\/pensierirotondi.com\/0virgola6\/wp-content\/uploads\/sites\/5\/2019\/01\/cover_more-margin_reduced.jpg 1024w, https:\/\/pensierirotondi.com\/0virgola6\/wp-content\/uploads\/sites\/5\/2019\/01\/cover_more-margin_reduced-200x300.jpg 200w, https:\/\/pensierirotondi.com\/0virgola6\/wp-content\/uploads\/sites\/5\/2019\/01\/cover_more-margin_reduced-768x1152.jpg 768w, https:\/\/pensierirotondi.com\/0virgola6\/wp-content\/uploads\/sites\/5\/2019\/01\/cover_more-margin_reduced-683x1024.jpg 683w, https:\/\/pensierirotondi.com\/0virgola6\/wp-content\/uploads\/sites\/5\/2019\/01\/cover_more-margin_reduced-640x960.jpg 640w, https:\/\/pensierirotondi.com\/0virgola6\/wp-content\/uploads\/sites\/5\/2019\/01\/cover_more-margin_reduced-500x750.jpg 500w, https:\/\/pensierirotondi.com\/0virgola6\/wp-content\/uploads\/sites\/5\/2019\/01\/cover_more-margin_reduced-100x150.jpg 100w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>C\u2019era stato quel <a href=\"https:\/\/pensierirotondi.com\/limprevisto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">blackout<\/a>.<br \/>\nI figli giocavano con le torce e poi a un certo punto si erano stancati. Eravamo sul divano, la noia cominciava a coprirci come un lenzuolo fastidioso in estate. Sfioravo Mathias, ho lanciato due piccoli ormeggi romantici, c\u2019era qualcosa di provocante in quell\u2019assenza di luce. In questo imprevisto fermo all\u2019ordinario.<br \/>\nCi ripenser\u00f2 tante volte. Penser\u00f2 a quanto ci \u00e8 costato quel guasto.<br \/>\nLitigammo. Sono mesi che litigo con tutto, con la vita col corpo con gli editori con la sorte. Ci infilammo in una sera. Fu come quelle intuizioni che arrivano geniali e scomode. La seguimmo.<br \/>\nHo ricordi possenti, di quei momenti. Come radici enormi di grandi alberi a venire, ficcate profonde nella terra dei giorni.<\/p>\n<p>Ogni sera fumo la mia sigaretta davanti al condominio che scolora, al suo clinker che smette di luccicare. Guardo se qualcuno aziona la luce nelle scale, guardo qualche cucina che si accende per l\u2019ultimo sorso d\u2019acqua prima della notte. Penso \u00abcos\u00ec lo uccidi\u00bb. Penso che ho dentro un figlio.<br \/>\nPerch\u00e9 lo penso? Non c\u2019\u00e8 stata alcuna premessa fondata, alcuna possibilit\u00e0 reale. Alcun desiderio. Sono oltre il crinale dei piccoli body e delle notti rotte. Oltre tutti quegli ammennicoli che restano in casa e in cantina solo per inerzia. Sono oltre la ragazza che fui e oltre la madre che sono stata per un decennio. Sono alla mia rinascita nel mondo. Lenta, col corpo che s\u2019infrange, ma tenace. Sono io. Sono questa che si sa e non si sa, si trova nello sputo di fumo d\u2019una sigaretta serale, in quel piccolo ventre che ci creiamo credendo di metterci al mondo in cos\u00ec poco.<br \/>\nUn\u2019altra sera un altro piccolo valzer. Le luci davanti, le siepi che dondolano per qualche uccello superstite.<br \/>\n\u00abCome lo chiami?\u00bb<br \/>\nScaccio il pensiero perch\u00e9 ho paura. Di scoprire che, sotto, il desiderio mi fa lo sgambetto, allunga le sue gambe sempre troppo ingombranti sui miei passi. Non desidero nulla, mi dico. Sto solo giocando.<\/p>\n<p>\u00c8 gioved\u00ec il giorno del ciclo. Dormo male da tempo per spasmi ai polpacci, sono i farmaci per l\u2019asma oppure \u00e8 l\u2019ansia. Ieri sono stata alla presentazione di un libro sull\u2019infertilit\u00e0 e la procreazione medicalmente assistita. Seduta in mezzo a sconosciuti, nel grande oculo chiaro della Mondadori in centro, davanti a un albero di Natale che han deciso di accendere proprio in quel momento. C\u2019era un orto serrato di gente e giacche nella piazza, le uscite del metr\u00f2 erano tutte chiuse tranne due, in qualche modo sono arrivata a questa tana e l\u2019albero sar\u00e0 acceso quando uscir\u00f2 di qui. Anche la serata \u00e8 accesa: \u00e8 vite che cercano vite e sbattono su scogli. \u00c8 la schiuma di pianti che non conosco, \u00e8 verit\u00e0 grandi come balene in acque che non lambiscono la mia realt\u00e0 di donna fertile, di madre. Sono seduta l\u00ec e penso alla mia fortuna. Sono seduta l\u00ec e quella voce scherza di nuovo, \u00e8 come se fossi una lampadina, una lucciola nel loro buio. Quelle lottano e non trovano il figlio, e tu invece sei incinta di nuovo. Mi vedo da fuori, muovo le gambe, mi sistemo le mani sotto le cosce, ondeggio per scacciare questo occhio di bue che mi sento addosso, che mi metto da sola.<\/p>\n<p>E poi c\u2019\u00e8 questa mattina. Mutande pulite. Carta che infilo e resta bianca. La casa annega nei figli che sono a scuola, nel silenzio i pensieri sbattono come bandiere, il silenzio \u00e8 un vento troppo forte per fermarle. Google non mi rassicura. Il vecchio orso del web, le sue pagine di pelo. Nessuno lo sa. Solo Google e io. Vado da una stanza all\u2019altra, ascolto un\u2019acidit\u00e0 di stomaco imperante. Poi penso vuoi crescere, no? Vinci le tue paure, esci: compra sto cazzo di test. Compralo.<br \/>\nIl momento in cui decidi \u00e8 la fiamma che in un istante inonda. E tu sei carta di giornale, smetti tutte le tue righe, infili i jeans, hai perso altri due chili in questi giorni, l\u2019hai scritto anche su Facebook, hai scherzato \u00abodiatemi\u00bb, sei l\u2019unica che vuole ingrassare in vista del Natale. Non spengo nemmeno le luci. Guardo l\u2019orologio del salotto: sono le dodici meno venti. Lo guardo perch\u00e9 mi accompagno come un cane che il padrone accontenta: usciamo, tempo un quarto d\u2019ora e siamo indietro, non un momento di pi\u00f9.<br \/>\nChe cosa penso, mentre cammino? Penso alla memoria: il corpo e il cuore hanno i ricordi incisi anche dove non sai. Quando la vita scuce un piccolo lembo loro vanno per somiglianza: ecco perch\u00e9 mi sento incinta. Poi penso se \u00e8 negativo: sorrido, va bene, va meglio, non ho mai visto un test negativo, \u00e8 ora di provare quest\u2019esperienza. Vado lontano, scarto ogni farmacia dove mi conoscono, raggiungo quella sulla via grande dove in autunno vengono le giostre. E a Mathias come lo dici? Gli metto il passeggino davanti alla porta quando entra. Scherzo. Non lo so. Gli dico di tornare dall\u2019ufficio. Gli dico cos\u00ec e basta. Cosa ti aspetti? Non voglio pensarci, quando sar\u00f2 dinanzi al risultato, scoprir\u00f2 le mie reazioni. Alla fine con il test si scoprono due verit\u00e0: quella biologica e quella emotiva.<\/p>\n<pre>(Maddalena Capra,\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/dp\/B07MFBJLSR\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">O virgola 6<\/a>)<\/strong><\/pre>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>GIOVED\u00cc 6 DICEMBRE 2018 &nbsp; C\u2019era stato quel blackout. I figli giocavano con le torce e poi a un certo punto si erano stancati. Eravamo sul divano, la noia cominciava a coprirci come un lenzuolo fastidioso in estate. Sfioravo Mathias, ho lanciato due piccoli ormeggi romantici, c\u2019era qualcosa di provocante in quell\u2019assenza di luce. In questo imprevisto fermo all\u2019ordinario. 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